La storia del sito
Cenni storici
Anno 845. Due documenti in cui Ambrogio vescovo di Lucca allivella beni in Cascio a tal Rachipaldo sono rogati “in finibus Castronovo ad plevem S. Casciani” (Barsocchini 1837, pp. 372-373). Lorenzo Angelini identifica nella pieve di San Cassiano qui nominata la nostra di Gallicano, nel cui plebato ricadeva il paese di Cascio (Angelini 1980, p. 35, n.5; Angelini 1985, p. 18, n. 18). Anno 997. Primo documento che menziona esplicitamente la pieve di Gallicano (Barsocchini 1841, p. 592) da cui si ricava un elenco dei villaggi compresi nella sua circoscrizione plebana: Virgemulo (Vergemoli), Marciana (loc. di Vergemoli), Burciano (Brucciano, Molazzana), Molatiano (Molazzana), Cassio (Cascio, Molazzana), Vitiano (Vizzano, loc. di Cascio), Planitie (S. Maria di Gallicano), Elio (?), Galicano (Gallicano), Quarfine (?), Bulignano (Bolognana), Grimiano (?), Cardosa (Cardoso), Buslagno (Busdagno, loc. di Cardoso), Sartuiano (probabile località di Gioviano), Guviano (Gioviano), Casa Veccla (probabile S. Andrea di Gallicano), Cerrito (?), Valivo et alio Valivo (Vallico Sopra e Vallico Sotto), Traserica (Trassilico), Liverni (Verni), Spulitiano (San Romano). Alcuni documenti stilati tra 996 e 997, tra cui il cosiddetto “breve di Gallicano” del 1 luglio 997, sono stati recentemente studiati e rivalutati da Paolo Tomei come un tentativo di allivellamento dei beni del Piviere da parte del vescovo Gherardo II a Sisemundo II dei Rolandinghi di Loppia, allivellamento che non è andato a buon fine, per cui i beni dalle pieve sarebbero infine rimasti nelle disponibilità del vescovato (Tomei 2019, pp. 86-92). Anno 1063 ca. La Plebem de Galicano è ricordata nella Quamvis circa omnes in cui Alessandro II, papa e vescovo di Lucca, precisa i diritti e possessi del vescovato (Barsocchini 1841, p. 666). Anno 1260. Nel Libellus Extimi Lucane Dyocesis sono annoverati 23 enti religiosi dipendenti dalla Pieve di Gallicano con i relativi imponibili usati per stimare il pagamento della decima papale (Guidi 1932):
| Plebes de Gallicano | Lib. CCL |
| Ecclesia S. Iacobi de Gallicano | Lib. LX |
| Ecclesia Ss. Laurentii et Stephani de Cascio | Lib. LVII |
| Ecclesia S. Martini de Verni | Lib. LIII |
| Ecclesia S. Petri de Trasserica | Lib. LXX |
| Ecclesia S. Maria de Giuviano | Lib. LVI |
| Ecclesia Ss. Iacobi et Christofori de Valivo di Socto | Lib. LXXV |
| Ecclesia S. Michaelis de Valivo Superiori | Lib. L |
| Ecclesia S. Romani de Spolithano | Lib. LXX |
| Ecclesia S. Quirici de Vergemoli | Lib. LXXX |
| Ecclesia S. Thome de Calomini | Lib. LVII |
| Ecclesia S. Xisti de Burciano | Lib. LXVIII |
| Ecclesia S. Marie de Pianitho | Lib. XXX |
| Ecclesia S. Andree de Gallicano | Lib. XLII |
| Ecclesia S. Genesii de Cardoso | Lib. LXXII |
| Ecclesia S. Tirossei de Cirognana | Lib. XX |
| Ecclesia S. Alexandri et S. Margarite de Bolognana | Lib. XXX |
| Ecclesia S. Michaelis de Mologno | Lib. LXX |
| Ecclesia S. Bartholomei de Sartiana | Lib. X |
| Hospitale S. Concordii de Colle Ascinario | Lib. L |
| Monasterium de Cabbiata | Lib. CC |
| Hospitale de Garilliano | Lib. CLXX |
| Locus dominarum de Cascio | Lib. X |
| Heremitorium Vallisbone de Carfanea | Lib. LX |
Summa: Mill. I et lib. DCCVIIII Se ne ricava una topografia dettagliata delle chiese del piviere e un’indicazione di insediamenti dal peso economico, e probabilmente demografico, differente. La Pieve in ogni caso risulta tra le più estese della diocesi, con ben 23 enti compresi nel suo piviere. Anno 1285. Si ha precetto ad un canonico della Pieve di Gallicano (Pacchi 1785, p. 56). Esisteva una comunità di canonici afferenti alla Pieve. Anno 1349. Il Vescovo conferma l’elezione del pievano fatta dai canonici di detta Pieve (Pacchi 1785, p. 56). Nello stesso anno il pievano di Gallicano elegge il rettore di Trassilico e quello di Verni, di San Giusto di Cardoso, quello di San Tiroteo di Cirignano ed il rettore di San Concordio di Colle Asinario (Pacchi 1785, p. 103). Anno 1357. I procuratori del Comune di Vallico Sotto ottengono l’autorizzazione dal vescovo Berengario II a battezzare e ad amministrare l’unzione per gli infermi, oltre al cimitero. Motivo della concessione il cammino lungo e pericoloso, innevato durante la stagione fredda, lungo il quale vari uomini erano stati uccisi di spada per malandrinos (Angelini 2008, p. 144). Il Comune di Valico assegna alla Pieve di Gallicano staia 3 di grano, soldi 4 per ogni defunto, al vescovo una libbra di cera (Pacchi 1785, p. 62). Anno 1359. Visita pastorale del vescovo di Lucca Berengario II. La pieve è distrutta e posta in mezzo ai boschi (destructa et quasi in nemoribus posita). Sono morti tutti i canonici (Angelini 1980; Angelini 2008, p. 143). Anno 1383, 10 febbraio. “Condanna contro il pievano di Gallicano, quia incedit in habitu laicali, et indecenti, cum coma more cesareo, et cum clamide brevi, et collaritio, et capputio brevi” (Pacchi 1785, p. 56). Anno 1467. Visita pastorale condotta da Matteo da Pontremoli. La chiesa della pieve di Gallicano è trovata in procinto di crollare, scoperta e senza porte. Pievano è Amedeo di Giovanni di Casola. Il Visitatore chiede che vi sia celebrata la messa una volta al mese e si cerchi di riattarla (Angelini 2008, p. 151). Anno 1486. Questa data segna la definitiva distruzione dell’antica Pieve. Infatti, come riportato nell’epigrafe (Fig. 1) posta sulla facciata della nuova Pieve di San Giovanni Battista edificata all’interno della terra di Gallicano, Domenico Bertini si fece promotore della ricostruzione ottenendo dal papa la facoltà di riutilizzare per la nuova chiesa materiali recuperati della vecchia Pieve, ormai completamente distrutta (Andreucci 1970). L’autorizzazione è sancita da una bolla papale di Innocenzo VIII del 26 novembre 1485 in cui si dà “…licenza e facultà che possiate disfare et a terra pareggiare la detta parochial chiesa (cioà la pieve abbandonata), et ogni materia di legno, di ferro, di sassi, di lì cavarsi possiate trasportare nella fabbrica della rocca del castello predetto e liberamente lì convertirla senza cascare in alcuna ecclesiastica censura…e deviate di nuovo edificare un’altra chiesa del medesimo nome e titolo nel detto castello in luogo che stia bene…”. In realtà, come risulta chiaramente dai recenti studi di Fabrizio Riva, i materiali dell’antica pieve vennero utilizzati soprattutto per l’edificazione della nuova fortezza di Gallicano, ricostruita in quegli anni sul colle del Pettorale (Riva 2020).









