I resti e il potenziale archeologico
L’area su cui sorgeva la pieve di San Cassiano è costituita da un pianoro in leggera pendenza da sud- ovest a nord-est, posto su uno sprone collinare alle falde del monte Palodina alla quota di circa 290 m sl.m. Le particelle catastali che identificano l’area archeologica sono la 8223 e la 8224 del Foglio 09 sezione A di Gallicano, fiancheggiate a ovest dalla Strada Vicinale della Pieve (Figg. 2-3). Il substrato roccioso è costituito da calcare selcifero (calcilutiti e calcareniti grigio-scure, ben stratificate, con noduli e liste di selce nera, sporadiche lenti di brecce intraformazionali) (Geoscopio – Regione Toscana. DB Geomorfologico).

Localizzazione su CTR delle particelle catastali interessate dai depositi archeologici (Mappale 09 Sezione A Gallicano, particelle 8223 e 8224)

Stralcio CTR 10K con particolare particelle 8223 e 8224. Scala 1:1500
Il pianoro che è presumibilmente occupato dai resti della pieve è situato nella porzione orientale della particella 8223 ed ha dimensioni di circa 30x 60 m. Nella porzione nord-ovest dell’area, un cumulo di pietre ampio alla base circa 30 mq si innalza rispetto al pianoro circostante di almeno due metri. Lungo il limite nord orientale del cumulo si evidenzia, a causa dello scasso operato da clandestini, una struttura muraria con orientamento nord-ovest/sud-est apprezzabile per circa 4 metri di lunghezza, che appare chiudere ad angolo ammorsando lungo il limite nord-ovest con un analogo setto murario.
Di queste strutture murarie si conserva il sacco formato da malta bianca molto tenace ed elementi litici di calcare. I paramenti originariamente presenti appaiono completamenti asportati, probabilmente per recuperare le pietre che dovevano essere poste in opera su filari regolari, a giudicare dalle impronte lasciate sul sacco. Le caratteristiche tipologiche delle strutture le qualificano come appartenenti ad età medievale, ed è probabile che l’accumulo soprastante si sia creato in seguito al crollo ed alla attività di spoliazione e selezione degli elementi litici recuperati dalle stesse. Le porzioni di murature visibili, che sembrano descrivere un ambiente quadrangolare, sono presumibilmente i residui della torre campanaria della pieve, mentre la chiesa si doveva estendere nel pianoro con orientamento nord-est/sud-ovest. Se così fosse il campanile molto probabilmente doveva sorgere in adiacenza al fianco nord della chiesa ed in prossimità dell’abside.
Il pianoro è sorretto verso est da un imponente muro di contenimento, alto circa 2-2,5 m, che appare realizzato in bozzette allettate su filari regolari e legate da malta. Anche questa struttura appare tipologicamente ascrivibile ad età medievale ed è probabilmente stata realizzata per ampliare lo spazio pianeggiante circostante l’edificio della pieve con i suoi annessi.
Immediatamente a sud del pianoro, ad una quota di circa 280 m slm si individuano i resti una struttura muraria larga alla base circa 1,6 m con orientamento nord-sud, conservati in elevato per circa 2,5 m, che ammorsano ad angolo retto con i residui di analoga struttura con orientamento est-ovest. Le murature realizzate a sacco hanno i paramenti formati da filari irregolari di bozzette in calcare selcifero e sembrano costituire i residui di un muro di fortificazione che chiudeva da sud il terrazzo su cui sorgeva la pieve. In attesa di ulteriori verifiche, che solo una generale pulizia dell’area dalla vegetazione e di saggi di scavo potrebbero consentire, si può come ipotesi sostenere che l’area della pieve fosse stata in età basso medievale difesa da opere di fortificazione.
Sulla base delle poche emergenze visibili nell’area è possibile ipotizzare che la pieve si estendesse con orientamento nord-est/sud-ovest nella porzione centrale del pianoro corrispondente alla particella catastale 8223 e che il campanile sorgesse in prossimità del fianco nord della chiesa. Vicino alla chiesa probabilmente sorgevano altri edifici e tutto il complesso doveva essere delimitato da un muro difensivo. E’ possibile che il campanile sia stato l’ultimo edificio ad essere distrutto dal momento che il cumulo di pietre frutto della sua spoliazione ed alcune strutture sono ancora ben visibili, a differenza di quelle della chiesa vera e propria di cui non resta in superficie alcuna traccia identificabile.










