9 luglio 2024
In questa giornata propedeutica alle ultime fasi di scavo prima della chiusura di questa bellissima e promettente campagna, ci siamo dedicati alla documentazione delle evidenze portate in luce e a quelle rinvenute nei dintorni dell’area di scavo.
Lo strumento principale utilizzato per il rilievo delle emergenze è la stazione totale, un dispositivo ottico che consente di acquisire le coordinate dei punti presi nella realtà, i quali vengono inseriti all’interno di un ambiente informatico di elaborazione topografica, denominato GIS (Geographic Information System), che consente di georiferirli nello spazio geografico e creare mappe complesse e multilivello. Qui sotto si riporta uno screenshot del GIS di scavo in fase di elaborazione, con evidenziate le aree di scavo, la planimetria della chiesa ipotizzata in partenza (in grigio) e le reali proiezioni basate sulle prese strumentali (tratteggiate in rosso).

Un altro strumento utilizzato, e già illustrato nei precedenti diari, è la fotogrammetria digitale, che rappresenta, ad oggi, una delle tecnologie di rilievo 3D più diffuse, grazie alla disponibilità di software a basso costo (alcuni completamente gratuiti ed open source), alla semplicità d’uso di questi software e alla possibilità di effettuare rilievi utilizzando solamente una comune macchina fotografica digitale o uno smartphone e un PC, anche di medie prestazioni. La fotogrammetria si basa su un procedimento di triangolazione a stelle proiettive tramite il quale il calcolatore, con un minimo intervento dell’operatore, calibra la fotocamera e ricostruisce la posizione di scatto delle singole fotografie; per ogni punto chiave vengono ricavate le coordinate reali x,y,z, in seguito materializzate tridimensionalmente in una nuvola di punti a bassa densità. In un secondo passaggio automatico la nuvola viene infittita aumentando il numero di punti e triplette di punti vengono interpolate tra di loro a formare poligoni triangolari, che costituiranno la superficie del modello stesso, o mesh, sulla quale è proiettata la testura fotografica.
Questa tecnologia ci ha consentito di ottenere modelli di un’incredibile precisione rappresentativa, il cui errore dimensionale ha uno scarto minimo. Ma tra le qualità più rimarchevoli vi è la potenzialità narrativa dei modelli prodotti, la cui veridicità ha una capacità evocativa assai maggiore di qualsiasi proposizione grafica o fotografica e una facilità di divulgazione e manipolazione infinitamente superiori rispetto a un modello materico in gesso o resina.
Qui di seguito un ensemble dei modelli 3D delle tre aree e degli elementi del terreno circostanti (i perimetrali della chiesa e il campanile).

Ultimo elemento utilizzato dal nostro gruppo di studio è la modellazione 3D, una pratica che ha rivoluzionato l’archeologia, offrendo strumenti innovativi per lo studio del passato. Attraverso la creazione di Modelli Digitali del Terreno (DTM) e modelli architettonici 3D, gli archeologi possono ricostruire con precisione siti archeologici, reperti e paesaggi antichi. I DTM, ottenuti da GIS e rilievi strumentali, permettono di analizzare la morfologia del terreno, individuando aree di scavo e comprendendo l’organizzazione dei siti. I modelli architettonici 3D, invece, ricostruiscono virtualmente edifici e monumenti, anche scomparsi, permettendo di studiarne l’architettura e la storia. Queste tecnologie non solo migliorano la ricerca, ma aprono nuove frontiere per la conservazione e valorizzazione: i modelli 3D creano copie virtuali di reperti fragili e permettono ricostruzioni virtuali fruibili con la realtà virtuale o aumentata.
Qui di seguito un modello del territorio circostante all’area di scavo e la ricostruzione più aggiornata della Pieve, come doveva apparire attorno al XIII secolo.









