9 luglio 2025
La giornata di ieri ha restituito nuovi dati importanti in tutte le aree attive del cantiere, consolidando alcune delle interpretazioni già emerse nei giorni precedenti.
Nell’Area 1000 è in corso la messa in luce di un individuo sepolto in una tomba a cassa litica situata in corrispondenza della facciata della pieve. La sepoltura, ancora in fase preliminare, sembra ben conservata e si inserisce nel quadro funerario già tracciato per il sagrato della chiesa.
Nell’Area 2000 si è raggiunto il fondo della fossa per la colatura della campana, dove poggiava direttamente lo stampo in cui il bronzo fuso veniva versato. Si tratta di un contesto eccezionale che testimonia una colata in situ all’interno della chiesa romanica. La scoperta trova peraltro interessanti paralleli con il sito di Badia Pozzeveri, dove, durante gli scavi condotti dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, sono state identificate fornaci per la fusione di metallo e buche per stampi di campane riferibili ad almeno quattro fasi distinte, che vanno dal XVIII secolo fino al XII secolo.
Le analogie tra i due contesti – per localizzazione, tecnica e impianto – permettono oggi di leggere con maggiore chiarezza la fisionomia e l’importanza della scoperta gallicanese, e di collocarla entro una tradizione più ampia di produzione liturgica in situ.

Anche in Area 3000, la grande tomba a cassa posta tra l’abside centrale e quella meridionale ha restituito resti ossei non in connessione anatomica. La deposizione, quindi, potrebbe essere secondaria o aver subito disturbi successivi, forse collegati alle attività di spoliazione o riuso dell’area in età tardo medievale.







